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Kamasutra: cos’è davvero (non è un libro di posizioni)

Il testo di Vatsyayana è un trattato sull’arte di vivere: 7 parti, 36 capitoli, 64 arti. Alle posizioni è dedicato un solo capitolo. Ulisse racconta il resto.
Kamasutra: ghirlande di calendule, sete zafferano e magenta e ciotole d’ottone su fondo turchese

Giro del mondo · di Ulisse

Il Kamasutra è forse il libro più citato e meno letto della storia. Tutti ne conoscono il titolo, quasi tutti lo associano a un catalogo di posizioni acrobatiche, pochissimi l’hanno aperto davvero. Chi lo fa scopre un’opera sorprendente: un trattato sull’arte di vivere, in cui il sesso occupa sì un posto d’onore, ma accanto alla musica, alla cucina, all’arredamento, alla poesia e perfino all’addestramento dei pappagalli.

Sono Ulisse, il giramondo della redazione. Nei miei viaggi porto sempre due cose: un taccuino e una buona bibliografia. Oggi vi accompagno dentro questo testo antico, citando le fonti come piace a me, per scoprire che cosa c’è davvero tra le sue pagine. Spoiler: le posizioni stanno in un solo capitolo su trentasei.

In breve

  • Il Kamasutra fu composto in India da Vatsyayana, probabilmente nel III secolo dopo Cristo.
  • È diviso in 7 parti e 36 capitoli: alle posizioni è dedicato un solo capitolo.
  • Il resto parla di educazione, vita quotidiana, corteggiamento, matrimonio, cortigiane e seduzione, con un elenco di 64 arti da coltivare.
  • In Occidente arrivò nel 1883 con la traduzione di Richard Burton, stampata per circolazione privata.

Kamasutra: che cos’è davvero e chi l’ha scritto

Cominciamo dall’autore. Secondo l’Enciclopedia Britannica, il Kamasutra è attribuito a Vatsyayana Mallanaga e risale al III secolo dopo Cristo, ed è il più antico trattato indiano giunto fino a noi sulla scienza del piacere. Di Vatsyayana sappiamo pochissimo. Lui stesso, nelle ultime righe, racconta di aver scritto l’opera mentre conduceva la vita di uno studente religioso, immerso nella contemplazione del divino. Non proprio il ritratto del libertino che ci saremmo aspettati.

La studiosa americana Wendy Doniger, una delle massime esperte del testo, colloca la composizione probabilmente nella seconda metà del III secolo, nell’India settentrionale, forse a Pataliputra, l’odierna Patna. E lo definisce, senza giri di parole, un libro sull’arte di vivere: come trovare un partner, come mantenere l’equilibrio di potere in un matrimonio, come comportarsi in amore, e sì, anche come fare l’amore.

Vatsyayana, poi, non inventò dal nulla. Nella prefazione dichiara di aver riassunto una tradizione più antica: trattati sull’amore attribuiti a maestri precedenti, sempre più lunghi e dispersi in parti scritte da autori diversi. Il suo Kamasutra nasce come compendio, un «bignami» dell’eros indiano, pensato per essere completo e maneggevole.

«Ogni volta che qualcuno mi dice di conoscere il Kamasutra, gli chiedo quale delle sette parti preferisce. Di solito cala un silenzio molto istruttivo.»

La prima volta che ne ho sfogliato un’edizione integrale ero su un treno notturno, e mi aspettavo di arrossire. Ho finito per prendere appunti sulla disposizione dei mobili, sulle gite in giardino e sull’etichetta delle feste. È stato l’inizio di una lunga passione, e di un sospetto che poi ho verificato: quasi tutto quello che sappiamo di questo libro lo sappiamo per sentito dire.

Kamasutra significato: piacere, aforismi e i tre scopi della vita

Il titolo si scompone in due parole sanscrite. Kama è il desiderio, il piacere, l’amore nei suoi aspetti sensuali. Sutra significa letteralmente «filo», ed è il nome di un genere letterario fatto di aforismi brevi, da memorizzare e commentare. Il significato di Kamasutra, quindi, è qualcosa come «gli aforismi sul piacere».

Ma il punto più interessante è il contesto. Nella cultura classica indiana la vita buona poggia su tre scopi: il dharma, cioè la virtù e il dovere; l’artha, la ricchezza e il successo materiale; il kama, il piacere. Il Kamasutra non mette il piacere contro gli altri due: lo considera una parte legittima di un’esistenza equilibrata, da coltivare con intelligenza come si coltiva una professione.

«Quest’opera non va usata solo come uno strumento per soddisfare i nostri desideri.» — Vatsyayana, Kamasutra, nella traduzione inglese del 1883

Nella stessa pagina, Vatsyayana aggiunge che chi conosce davvero questa scienza e rispetta virtù, ricchezza e piacere, senza diventare schiavo delle proprie passioni, avrà successo in tutto ciò che fa. Altro che manuale da comodino: il Kamasutra si presenta come un trattato di equilibrio.

Le 7 parti del Kamasutra, una per una

L’opera conta circa 1.250 versi, divisi in sette parti e trentasei capitoli. Lo scrive la prefazione dell’edizione inglese del 1883, che oggi potete leggere gratuitamente sul Progetto Gutenberg. Ecco la mappa completa del Kamasutra, con i nomi sanscriti e il numero di capitoli di ciascuna parte.

Infografica sulle 7 parti del Kamasutra e il numero di capitoli di ciascuna: la parte sull'unione sessuale ne conta 10 su 36
Le sette parti del Kamasutra, capitolo per capitolo.
Parte Nome sanscrito Di che cosa parla Capitoli
I Sadharana Argomenti generali: i tre scopi, le 64 arti, la vita del cittadino 5
II Samprayogika L’unione sessuale: abbracci, baci, carezze, posizioni 10
III Kanya Samprayuktaka Il corteggiamento e la scelta della sposa 5
IV Bharyadhikarika La vita della moglie e della casa 2
V Paradarika Le mogli degli altri, cioè l’adulterio 6
VI Vaisika Le cortigiane e la loro professione 6
VII Aupanishadika L’arte di attrarre: ornamenti, ricette, rimedi 2

Basta un’occhiata per capire che il Kamasutra è un’enciclopedia della vita amorosa, non un prontuario di acrobazie. Più di metà dei capitoli riguarda relazioni, strategie, matrimoni, ruoli sociali. È come se un trattato di cucina dedicasse poche pagine alle ricette e tutto il resto alla scelta degli ingredienti, all’apparecchiatura e alla conversazione a tavola.

Dal corteggiamento alle cortigiane: le parti che nessuno cita

La terza parte è un piccolo manuale di corteggiamento: come conquistare la fiducia della persona amata, come riconoscere i segni dell’interesse, quali sono le diverse forme di matrimonio. La quarta, la più breve, descrive la vita della moglie: la gestione della casa, il comportamento durante l’assenza del marito, i rapporti tra più mogli dello stesso uomo, specchio di una società in cui la poligamia era ammessa per i ricchi.

La quinta parte, dedicata alle mogli degli altri, analizza con precisione quasi psicologica perché una persona accetta o respinge un corteggiamento e quale ruolo hanno i messaggeri. La sesta è un trattato sulle cortigiane, scritto quasi dal loro punto di vista: come scegliere gli amanti, come gestire il denaro, come accorgersi che un amante si sta stancando e come chiudere la relazione. La settima, infine, raccoglie consigli per rendersi attraenti, ornamenti e una lunga serie di ricette e rimedi.

Cortile soleggiato con piastrelle decorate, divano basso con cuscini rosa e arancio e palme

Le 64 arti: il Kamasutra come scuola di stile

Il capitolo che preferisco è il terzo della prima parte, dedicato alle arti da studiare accanto al Kamasutra. Sono sessantaquattro, e l’elenco è un piccolo ritratto della vita raffinata nell’India antica. Ci sono il canto, la musica e la danza. La scrittura e il disegno. La preparazione dei profumi e dei letti di fiori. La cucina e le bevande. Fin qui, niente di strano.

Poi l’elenco prende pieghe inattese: risolvere indovinelli e giochi di parole, comporre poesie, conoscere le lingue e i dialetti, la falegnameria, l’architettura, la chimica e la mineralogia, il giardinaggio e la cura delle piante malate, perfino il tiro con l’arco e la scherma con il bastone. L’idea di fondo è chiara: si diventa amanti migliori diventando persone più interessanti.

Altre voci dell’elenco sembrano uscite da un club di enigmistica: scrivere e leggere messaggi in codice, parlare cambiando la forma delle parole, completare una strofa a partire da un verso, pronunciare frasi difficili come scioglilingua. C’è l’arte di riconoscere monete, gemme e pietre preziose, quella di preparare limonate e sorbetti, quella dell’imitazione. È il ritratto di un ideale di persona brillante, spiritosa, abile con le mani e con la lingua.

Su quest’ultimo punto il testo è, per la sua epoca, sorprendentemente moderno. Ad alcuni sapienti che ritenevano le donne escluse dallo studio delle scienze, Vatsyayana risponde che le donne il Kamasutra lo praticano già, e che conoscerne le regole non può che giovare. Suggerisce persino a chi rivolgersi per imparare: un’amica fidata, una sorella, una zia. Certo, siamo lontani da una parità come la intendiamo oggi, ma la direzione è interessante.

Un giorno nella vita del cittadino raffinato

Il quarto capitolo della prima parte è un documentario in prosa. Descrive la giornata del nagaraka, il cittadino colto e benestante a cui il Kamasutra si rivolge. La sua casa deve stare vicino all’acqua, circondata da un giardino, divisa in stanze per usi diversi. Nella stanza esterna, profumata, c’è un letto morbido coperto da un telo bianco pulito, con ghirlande di fiori e due cuscini.

«Prima ancora del corpo, il cittadino del Kamasutra preparava la stanza. Forse aveva capito qualcosa che noi abbiamo dimenticato.»

Accanto al letto, un tavolino con unguenti profumati, fiori, essenze per l’alito. Un liuto appeso a un chiodo, una tavoletta per disegnare, qualche libro, ghirlande. È la descrizione di uno spazio pensato per il piacere dei sensi, dove l’eros è preparato con la stessa cura di una cena per ospiti importanti. Le giornate del cittadino scorrono tra cura del corpo, conversazioni, giochi, feste, gite nei giardini.

Il programma della giornata è scandito con precisione. Al mattino ci si lava i denti, ci si profuma con moderazione, si mette il collirio sugli occhi, ci si guarda allo specchio e si mastica betel per rinfrescare l’alito. Il bagno è quotidiano, l’olio sul corpo un giorno sì e uno no. Dopo colazione si insegna a parlare agli uccelli, poi un po’ di svago e il riposino pomeridiano. Il pomeriggio è per gli amici, la sera per il canto. E solo alla fine, nella stanza decorata e profumata, si attende la persona amata, accogliendola con una conversazione piacevole.

Fuori dalla routine ci sono le feste: celebrazioni in onore delle divinità, riunioni miste di uomini e donne, picnic, serate con il vino. Il cittadino del Kamasutra, insomma, è un uomo di società prima ancora che un amante. Il suo erotismo nasce dentro una vita piena di relazioni, bellezza e tempo libero.

Per chi vive in un bilocale con la lavatrice in bagno, l’insegnamento è più attuale di quanto sembri: il desiderio ha bisogno di uno spazio e di un tempo dedicati. Se volete approfondire come coltivarlo nella vita di coppia, c’è la nostra guida al desiderio nella coppia.

E voi, prima di leggere fin qui, che idea avevate di questo libro? Rispondete sinceramente: nessuno vi giudica, tantomeno Vatsyayana.

Il sondaggio

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E le posizioni del Kamasutra? Ecco dove sono davvero

Eccoci alla parte che tutti cercano. La seconda parte del Kamasutra, dedicata all’unione sessuale, conta dieci capitoli. Ma solo uno, il sesto, parla dei «vari modi di stendersi» e dei diversi tipi di unione, cioè di quelle che oggi chiamiamo posizioni. Un capitolo su trentasei: meno del tre per cento dell’opera, se contiamo i capitoli.

C’è perfino una curiosità sul nome. Questa sezione, racconta Vatsyayana, era detta anche «Sessantaquattro», perché secondo alcuni autori antichi comprendeva otto argomenti ciascuno di otto tipi: l’abbraccio, il bacio, i graffi, i morsi, il modo di stendersi, i suoni, il ruolo attivo della donna e il sesso orale. Lui stesso, con un certo puntiglio da filologo, fa notare che il conto non torna e che il nome è solo una convenzione.

Gli altri capitoli della seconda parte sono, a loro modo, ancora più interessanti. Parlano dei tipi di unione in base all’intensità del desiderio e alla durata, degli abbracci, dei baci, delle carezze e dei segni lasciati con le unghie, dei morsi, dei colpi e dei suoni che li accompagnano, delle donne che prendono l’iniziativa e assumono il ruolo attivo, del sesso orale, di come cominciare e concludere l’incontro, e perfino dei litigi tra amanti.

Infografica Kamasutra in numeri: 7 parti, 36 capitoli, 64 arti e un solo capitolo sulle posizioni
Il Kamasutra in quattro numeri: le posizioni sono un capitolo su 36.

Un dettaglio che sorprende molti lettori: l’ottavo capitolo della seconda parte è dedicato alle donne che «assumono il ruolo maschile», cioè che prendono l’iniziativa e guidano l’incontro. Nel III secolo, un trattato sull’amore considerava normale che fosse lei a condurre. Non male, per un testo che spesso immaginiamo polveroso.

Colpisce soprattutto l’attenzione al prima e al dopo. Il Kamasutra dedica molto più spazio ai baci e agli abbracci che alle posizioni, e insiste sul fatto che l’incontro va costruito con gradualità e attenzione ai segnali dell’altra persona. Diremmo oggi: preliminari, ascolto, comunicazione. Temi su cui chiunque abbia letto la nostra guida all’educazione sessuale per adulti si sentirà a casa.

Dal sanscrito all’Inghilterra vittoriana: come nacque il mito

Se in Occidente il Kamasutra è diventato sinonimo di posizioni, lo dobbiamo in buona parte alla sua storia editoriale. La prima traduzione inglese porta la data del 1883 e la firma della Kama Shastra Society di Londra e Benares, la sigla con cui uscì il lavoro dell’esploratore Richard Francis Burton. Il frontespizio, che potete vedere sul Progetto Gutenberg, recita «per circolazione privata soltanto». Nell’Inghilterra vittoriana un libro così non poteva certo finire in vetrina.

Il lavoro non fu solo di Burton. Il Progetto Gutenberg indica tra i traduttori anche due studiosi indiani, Bhagavanlal Indrajit e Shivaram Parashuram Bhide, che si occuparono di confrontare i manoscritti sanscriti, spesso incompleti. Una collaborazione di cui le copertine, per molto tempo, si sono dimenticate.

Ma il destino del libro era segnato da tempo. Doniger osserva che i numerosi manuali di erotismo venuti dopo il Kamasutra si concentrano soprattutto sulle posizioni, e ne descrivono molte di più di quante se ne trovino nell’originale. Il Novecento ha fatto il resto, con edizioni illustrate e libretti tascabili che del titolo hanno tenuto solo la fama. Il Kamasutra vero è rimasto sullo sfondo, oscurato dalla sua stessa leggenda.

Quando Che cosa succede
III secolo d.C. Vatsyayana compone il testo, probabilmente nell’India settentrionale
1883 Esce la traduzione inglese, «per circolazione privata soltanto»
Novecento Edizioni illustrate e tascabili lo trasformano in un catalogo di posizioni
2009 La traduzione del 1883 viene pubblicata gratis sul Progetto Gutenberg

Che cosa ci insegna il Kamasutra oggi

Sarebbe disonesto presentarlo come un testo progressista. Il Kamasutra riflette una società gerarchica, con i suoi harem, le sue caste, una visione dei ruoli di genere che oggi non condividiamo, e intere sezioni dedicate a sedurre le mogli altrui. Va letto come si leggono i classici: con curiosità, senso storico e spirito critico.

Detto questo, alcune intuizioni restano sorprendentemente attuali. Il piacere come parte legittima di una vita equilibrata. L’idea che un buon amante sia prima di tutto una persona colta, curiosa, capace di conversare. La cura per lo spazio, i profumi, la luce. L’importanza dei baci, degli abbracci, dell’attesa. E perfino il diritto delle donne a conoscere l’arte dell’amore.

Se dovessi riassumere il Kamasutra in una frase, direi così: il sesso migliore non nasce dalla tecnica, ma dall’attenzione. All’altra persona, al contesto, a se stessi. È una lezione che vale a Pataliputra nel III secolo come in un appartamento di città oggi.

C’è anche un insegnamento più sottile, che riguarda il modo di parlare di sesso. Vatsyayana ne scrive con il tono pacato di chi tratta di architettura o di giardinaggio: senza vergogna e senza scandalo, con l’idea che sia una materia da conoscere, ordinare, migliorare. Diciassette secoli dopo, molti di noi faticano ancora a trovare le parole per dire al partner che cosa desiderano. Forse il vero segreto di questo libro non sta in nessuna posizione, ma nella naturalezza con cui mette l’amore sullo stesso scaffale delle altre arti.

Portare il Kamasutra a casa vostra (quello vero)

Non serve imparare a memoria i nomi sanscriti. Il modo migliore per rendere omaggio al Kamasutra è prenderne lo spirito: trattare l’eros come un’arte da coltivare con calma, con gioco e con tutti i sensi.

Se l’idea di trasformare la serata in un gioco vi piace, nello shop trovate la sezione dei giochi da tavolo erotici, pensati proprio per esplorare con leggerezza, e quella degli oli e candele da massaggio, il tocco più fedele al profumato cittadino di Pataliputra. Per qualche idea in più, c’è la nostra raccolta di fantasie erotiche, oppure i giochi gratuiti della sezione Gioca online.

Altri viaggi tra tradizioni, miti e curiosità dell’amore li trovate nella rubrica Giro del mondo. E se conoscete un testo antico, un’usanza o una leggenda che merita di essere raccontata, scrivetemi in Chiedilo a noi: verificherò le fonti, come sempre, e partiremo insieme.

Domande frequenti

Che cos'è il Kamasutra?

È un trattato indiano sull’arte del piacere e della vita amorosa, attribuito a Vatsyayana Mallanaga e composto probabilmente nel III secolo dopo Cristo. Diviso in 7 parti e 36 capitoli, parla di educazione, vita quotidiana, corteggiamento, matrimonio, cortigiane e seduzione. Alle posizioni è dedicato un solo capitolo.

Che cosa significa la parola Kamasutra?

Viene dal sanscrito: kama significa desiderio, piacere, amore sensuale; sutra significa «filo» e indica un genere di testi fatti di aforismi brevi. Il significato è quindi, più o meno, «aforismi sul piacere». Nella cultura indiana classica il kama è uno dei tre scopi della vita, insieme a virtù e ricchezza.

Chi era Vatsyayana?

Di lui si sa pochissimo. Il nome completo tramandato è Vatsyayana Mallanaga. Nelle ultime righe del Kamasutra racconta di averlo scritto riassumendo opere di autori più antichi, mentre conduceva la vita di uno studente religioso dedito alla contemplazione del divino. Visse probabilmente nell’India settentrionale del III secolo.

Dove si può leggere il Kamasutra originale?

La traduzione inglese del 1883, legata a Richard Burton, è di pubblico dominio e si legge gratis sul Progetto Gutenberg. Esistono anche traduzioni moderne, più accurate e annotate, curate da studiosi del sanscrito. Per altri viaggi nella storia dell’eros c’è la nostra rubrica Giro del mondo.

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