Queer · di Teo e Sasha
Identità di genere, orientamento sessuale, espressione di genere: tre espressioni che sentiamo ovunque, dai telegiornali alle cene di famiglia, e che spesso vengono usate come se fossero la stessa cosa. Non lo sono. E confonderle non è solo un errore di vocabolario: è il modo più rapido per ferire qualcuno senza volerlo.
Noi siamo Teo e Sasha, e questo articolo lo scriviamo a quattro mani. Io, Teo, sono un uomo gay cisgender e curo la rubrica Queer. Io, Sasha, sono una persona non binaria e racconto le esperienze trans e non binarie. Insieme abbiamo pensato a una guida pratica alle parole giuste: che cosa vogliono dire, come usarle, quali errori evitare. Nessuna lezione dall’alto, promesso: anche noi le abbiamo imparate un passo alla volta.
In breve
- Sesso assegnato, identità di genere, espressione di genere e orientamento sono quattro dimensioni diverse e indipendenti.
- L’identità di genere è il senso interiore di appartenere a un genere; l’orientamento riguarda chi ci attrae.
- In un sondaggio Ipsos del 2023, il 9% degli adulti intervistati in Italia si è identificato come LGBT+.
- Un glossario delle parole giuste, la sigla LGBTQIA+ spiegata e gli errori più comuni, con le soluzioni.
Identità di genere e orientamento: perché le parole contano
Partiamo da una scena che conosciamo bene. Una persona fa coming out come trans, e qualcuno chiede: «Ah, quindi adesso ti piacciono gli uomini?». Oppure un ragazzo gay viene descritto come «uno che si sente donna». Sono confusioni frequentissime, quasi sempre in buona fede, e nascono tutte dallo stesso equivoco: pensare che genere e sessualità siano un unico blocco.
In realtà sono domande diverse. L’identità di genere risponde alla domanda «chi sono?». L’orientamento sessuale risponde a «chi mi attrae?». L’espressione di genere a «come mi presento al mondo?». Il sesso assegnato alla nascita a «che cosa hanno scritto sul mio certificato, guardando il mio corpo da neonato?». Quattro domande, quattro risposte che possono combinarsi in molti modi.
Le parole contano perché danno forma a quello che vediamo. Se non abbiamo un nome per qualcosa, facciamo fatica anche solo a riconoscerlo. Per molte persone queer, scoprire la parola giusta è stato un momento di sollievo enorme: «ah, quindi esiste, quindi non sono l’unica». Per chi le ascolta, impararle è una forma di rispetto concreta. Non serve una laurea: bastano un po’ di curiosità e la disponibilità a sbagliare e correggersi.
C’è anche un motivo molto pratico. Usare le parole giuste rende la vita più semplice a tutti: al medico che deve fare una diagnosi, all’insegnante che compila un registro, alla collega che non sa come presentarci in riunione. L’identità di genere non è un argomento da convegno: entra nella vita quotidiana, dai moduli all’anagrafe fino alla camera da letto.
Le quattro dimensioni: sesso, identità di genere, espressione, orientamento
Per orientarci usiamo le definizioni del Glossario di medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità, che ha il pregio di essere chiaro e di venire da una fonte istituzionale. Ecco lo schema in un colpo d’occhio.

1. Il sesso assegnato alla nascita
È la categoria, maschio o femmina, che viene attribuita alla nascita in base alle caratteristiche biologiche visibili: genitali esterni, e in senso più ampio cromosomi, gonadi, ormoni. Diciamo «assegnato» perché è una decisione presa da altri, in pochi secondi, guardando il corpo di un neonato.
Esistono poi persone intersex: secondo l’ISS è un termine ombrello per chi nasce con variazioni congenite dello sviluppo del sesso, cromosomiche, gonadiche o anatomiche. La biologia, insomma, è meno binaria di come ce la raccontavano a scuola.
2. L’identità di genere
È il senso profondo e interiore di appartenere a un genere: uomo, donna, entrambi, nessuno dei due, o un’altra possibilità. L’identità di genere può corrispondere al sesso assegnato alla nascita oppure no. Non si vede da fuori: la conosce solo la persona stessa, ed è per questo che l’unico modo per saperla è ascoltare.
- Cisgender: persona la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita (come Teo).
- Transgender: persona la cui identità di genere è diversa da quella associata al sesso assegnato. Si usa come aggettivo: «una donna trans», non «un trans».
- Non binaria: persona la cui identità di genere non rientra, o non rientra del tutto, nelle categorie uomo e donna (come Sasha).
3. L’espressione di genere
È il modo in cui ciascuno manifesta il proprio genere agli altri: abiti, capelli, trucco, voce, gesti, nome. Un uomo che porta lo smalto non diventa per questo meno uomo; una donna con i capelli rasati non diventa meno donna. L’espressione di genere può cambiare con l’umore, con l’età, con il contesto, e non dice nulla, da sola, né sull’identità di genere né sull’orientamento.
4. L’orientamento sessuale e romantico
È la direzione dell’attrazione sessuale ed emotiva verso le altre persone: eterosessuale, omosessuale (gay, lesbica), bisessuale, pansessuale, asessuale. Accanto all’orientamento sessuale c’è quello romantico, cioè di chi ci si innamora, che a volte coincide e a volte no. Una persona può essere asessuale e romanticamente attratta da altre persone, per esempio.

Glossario dell’identità di genere: le parole giuste
Ecco un piccolo dizionario da tenere a portata di mano. Non è esaustivo: il linguaggio queer è vivo e cambia, e ogni persona può preferire parole diverse per descriversi. La regola d’oro resta una: se non sapete come qualcuno si definisce, chiedetelo con gentilezza, o aspettate che ve lo dica.
| Parola | Che cosa significa |
|---|---|
| Genere | L’insieme di ruoli, norme e caratteristiche che una società associa a uomini e donne; cambia nel tempo e tra culture |
| Identità di genere | Il senso interiore di appartenere a un genere |
| Cisgender | Identità di genere uguale al sesso assegnato alla nascita |
| Transgender | Identità di genere diversa da quella associata al sesso assegnato |
| Non binario | Identità che non rientra, o non solo, in uomo e donna |
| Genderfluid | Identità di genere che si sposta nel tempo |
| Agender | Persona che non si riconosce in alcun genere |
| Disforia di genere | Il disagio che alcune persone provano per la distanza tra identità e corpo o ruolo assegnato |
| Affermazione di genere | Il percorso, sociale, legale o medico, per vivere secondo la propria identità |
| Deadname | Il nome usato prima della transizione, che la persona non usa più |
Due note di stile. «Transessuale» è un termine medico ormai datato che molte persone trovano riduttivo: meglio «trans» o «transgender», a meno che sia la persona stessa a usarlo. E il genere si declina sempre secondo l’identità: una donna trans è «lei», un uomo trans è «lui». Per le persone non binarie l’italiano è più complicato; c’è chi usa il femminile, chi il maschile, chi forme neutre. Anche qui, la risposta giusta è chiedere. Io, Sasha, per esempio, nella vita di tutti i giorni uso il femminile, e mi fa piacere quando me lo chiedono invece di indovinare.
Un’ultima parola che merita spazio è «queer». Per decenni è stata un insulto in inglese; oggi molte persone l’hanno ripresa con orgoglio come termine ombrello per tutte le identità e gli orientamenti non eterosessuali o non cisgender. Ha anche un sapore politico: dice che le categorie sono utili, ma non devono diventare gabbie. Non tutti la amano, e va bene così. Ancora una volta: ognuno sceglie le proprie parole.
«Le etichette servono a trovarsi, non a chiudersi dentro. Quella giusta è quella che ti fa respirare meglio.»
LGBTQIA+ significato: la sigla lettera per lettera
La sigla si è allungata nel tempo, e c’è chi ci scherza su. Ma ogni lettera ha una storia e rappresenta persone reali. Eccola sciolta:
- L – lesbiche: donne attratte da donne.
- G – gay: uomini attratti da uomini (in inglese, a volte, anche in senso più ampio).
- B – bisessuali: persone attratte da più di un genere.
- T – transgender: persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato.
- Q – queer, o in ricerca (questioning): chi rifiuta le etichette rigide o sta ancora esplorando.
- I – intersex: persone con variazioni congenite delle caratteristiche sessuali.
- A – asessuali e aromantiche: chi prova poca o nessuna attrazione sessuale o romantica.
- + – tutto il resto: pansessuali, non binari, genderfluid e chi non trova ancora la propria lettera.
Notate un dettaglio: nella sigla convivono orientamenti (L, G, B, A) e identità di genere o caratteristiche del corpo (T, I). È la prova che sono dimensioni diverse, unite non da una caratteristica comune ma da un’esperienza condivisa: quella di non rientrare nella norma data per scontata. Una donna trans può essere lesbica, eterosessuale o bisessuale, esattamente come una donna cisgender. L’identità di genere non predice l’orientamento, e viceversa.
Siamo curiosi di sapere come vi suona tutto questo, onestamente.
Il sondaggio
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Identità di genere in Italia: quante persone e quali parole
Quante persone in Italia si riconoscono in queste parole? I dati ufficiali sono pochi, perché le indagini nazionali solo di recente hanno cominciato a fare domande su identità di genere e orientamento. Un’indicazione arriva dal sondaggio Ipsos LGBT+ Pride 2023, condotto online in 30 Paesi su oltre 22.500 persone tra i 16 e i 74 anni.

In Italia il 9% degli intervistati si è identificato come LGBT+. Il 4% si è definito transgender, non binario, genderfluid o comunque non solo uomo o donna, contro una media di 3% nei 30 Paesi. Sono dati da maneggiare con cura: si tratta di un campione online, e le risposte dipendono molto da quanto le persone si sentono libere di dichiararsi. Ma raccontano una cosa chiara: non stiamo parlando di eccezioni rare, ma di vicini di casa, colleghi, figli, genitori.
Lo stesso rapporto mostra anche un forte divario tra generazioni nella media dei Paesi: chi è nato dopo il 1997 si identifica come LGBT+ molto più spesso di chi è nato negli anni Cinquanta. Non perché «sia di moda», come si sente dire, ma perché le parole per dirlo, e la sicurezza per farlo, sono arrivate solo di recente.
Identità di genere e legge: cosa prevede l’Italia
In Italia la possibilità di cambiare il sesso anagrafico esiste dal 1982, con la legge n. 164 sulla rettificazione di attribuzione di sesso: si passa da un tribunale, che autorizza la modifica dei documenti. Per molti anni si è ritenuto che servisse un intervento chirurgico. Nel 2015, con la sentenza n. 221, la Corte costituzionale ha chiarito che l’operazione non è un requisito necessario: il percorso è personale, e non tutte le persone trans desiderano o possono affrontare interventi.
| Anno | Che cosa è cambiato |
|---|---|
| 1982 | Legge 164: è possibile la rettificazione del sesso anagrafico |
| 2015 | Corte costituzionale, sentenza 221: l’intervento chirurgico non è obbligatorio |
| 2022 | Entra in vigore l’ICD-11: l’incongruenza di genere esce dai disturbi mentali |
| 2024 | Corte costituzionale, sentenza 143: la condizione non binaria è segnalata al legislatore |
Nel luglio 2024, con la sentenza n. 143, la Corte è tornata sul tema. Da un lato ha eliminato l’obbligo di una nuova autorizzazione del tribunale per l’intervento chirurgico, quando la rettificazione è già stata concessa. Dall’altro, sul riconoscimento di un genere non binario nei documenti, ha dichiarato la questione inammissibile, perché richiederebbe una riforma ampia, ma ha riconosciuto che il non riconoscersi né uomo né donna può generare un disagio significativo, e ha sottoposto la condizione non binaria all’attenzione del legislatore. A oggi, in Italia, i documenti prevedono solo «M» o «F».
Nel frattempo, nella vita quotidiana, si sono fatti strada strumenti più pratici. Molte università e diverse scuole italiane hanno adottato la cosiddetta «carriera alias»: un profilo che permette a studenti e studentesse trans e non binari di usare il nome in cui si riconoscono su badge, registri ed email, in attesa della rettifica dei documenti. Alcune aziende fanno lo stesso con i profili interni. Sono soluzioni parziali, ma mostrano una cosa: rispettare l’identità di genere di una persona è spesso più semplice di quanto sembri.
Per orientarsi tra percorsi, servizi e diritti, la risorsa pubblica di riferimento è Infotrans.it, il portale istituzionale sul benessere e la salute delle persone transgender realizzato con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR): spiega il percorso di affermazione di genere, i diritti e la mappa dei servizi sul territorio.
Errori comuni sull’identità di genere (e come rimediare)
Sbagliare capita a tutti, anche a noi. Ecco gli scivoloni più frequenti e come rimediare con eleganza.
- Usare il nome o il genere sbagliato. Se succede, correggetevi in fretta e andate avanti: «lui, scusa, lei». Niente scene, niente spiegazioni infinite. Il peggio è insistere.
- Fare domande sul corpo. «Ti sei operata?» è una domanda che non fareste mai a una persona cisgender. Non fatela nemmeno a una persona trans, a meno che sia lei ad aprire l’argomento.
- Dire «è una fase» o «è una scelta». L’identità di genere non si sceglie come un taglio di capelli. Si scopre, a volte si accetta con fatica, e poi si afferma.
- Confondere identità e orientamento. Una persona trans non è «gay» per definizione, né il contrario. Sono domande diverse, come abbiamo visto.
- Fare outing. Raccontare l’identità di genere o l’orientamento di qualcuno senza il suo permesso può esporlo a discriminazioni e pericoli. È una scelta che spetta solo a lei o a lui.
Dalle parole ai gesti: come essere alleati
Essere alleati non significa avere tutte le risposte. Significa fare alcune piccole cose con costanza: usare il nome e i pronomi giusti anche quando la persona non è presente; intervenire, con calma, quando qualcuno fa una battuta che ferisce; non chiedere a un’amica trans di spiegare l’identità di genere a tutta la tavolata come se fosse una conferenza. E informarsi da soli, come state facendo adesso leggendo queste righe.
Io, Teo, aggiungo un consiglio che ho imparato a mie spese: ascoltate più di quanto parliate. Anche dentro la comunità LGBTQIA+ le esperienze sono diversissime, e quello che vale per un uomo gay non vale per forza per una persona non binaria. Io, Sasha, concordo, e aggiungo: non abbiate paura di sbagliare. Abbiate paura di non provarci.
«Non devi capire tutto per rispettare qualcuno. Devi solo credergli quando ti dice chi è.»
Identità di genere e sesso: le parole giuste anche a letto
Siamo un magazine sul sesso, quindi chiudiamo da dove siamo partiti: dall’intimità. Le parole giuste non servono solo nei moduli e nelle riunioni. Servono anche, forse soprattutto, a letto. Per molte persone trans e non binarie, come racconta spesso Sasha, il modo in cui il partner nomina il loro corpo può fare la differenza tra sentirsi a casa e sentirsi a disagio.
Il principio è lo stesso che Lola ha spiegato parlando di consenso sessuale: chiedere, ascoltare, non dare nulla per scontato. «Come ti piace che chiami questa parte di te?», «C’è qualcosa che preferisci evitare?», «Che cosa ti fa sentire bene?». Sono domande che arricchiscono qualsiasi coppia, cisgender o no. E ricordano che il sesso non è un copione con i ruoli assegnati in base ai genitali: è un incontro tra persone, ognuna con la propria identità di genere e il proprio modo di desiderare.
Se dovessimo riassumere tutto in una regola, sarebbe questa: le etichette sono strumenti, non gabbie. Servono a capirsi, a trovarsi, a sentirsi meno soli. Ma la persona viene sempre prima della parola che usa per descriversi. E quella parola, in ogni caso, la sceglie lei.
Vogliamo continuare a parlarne. Nelle rubriche Queer e Trans e non binarie trovate approfondimenti su desiderio, corpi e relazioni, e se volete un ripasso generale c’è la nostra guida all’educazione sessuale per adulti. Anche lo shop è pensato per tutti i corpi e tutte le identità: le schede descrivono che cosa fa un oggetto e quali sensazioni dà, non «a chi è destinato» in base al genere.
Avete una domanda sull’identità di genere che non avete mai osato fare, per voi o per qualcuno che amate? Scriveteci a Chiedilo a noi, anche in forma anonima. Rispondiamo a quattro mani, come sempre.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra identità di genere e orientamento sessuale?
L’identità di genere riguarda chi siamo: il senso interiore di essere uomo, donna, entrambi o nessuno dei due. L’orientamento sessuale riguarda chi ci attrae: persone dello stesso genere, di un altro genere o di più generi. Sono dimensioni indipendenti: una donna trans, per esempio, può essere eterosessuale, lesbica o bisessuale.
Che cosa significa cisgender?
Cisgender indica una persona la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita: per esempio una persona registrata come femmina alla nascita che si riconosce come donna. È il contrario di transgender e non esprime alcun giudizio. Serve semplicemente a nominare un’esperienza che, finora, veniva data per scontata.
Che cosa significa la sigla LGBTQIA+?
È l’acronimo di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer o in ricerca (questioning), intersex e asessuali o aromantiche. Il segno + include tutte le altre identità e orientamenti, come pansessuali, non binari e genderfluid. Nella sigla convivono orientamenti sessuali e identità di genere: dimensioni diverse, unite da un’esperienza comune.
In Italia si può cambiare genere sui documenti?
Sì, dal 1982, con la legge 164, tramite un procedimento in tribunale. Dal 2015, dopo la sentenza 221 della Corte costituzionale, l’intervento chirurgico non è più un requisito necessario. I documenti prevedono solo M o F: nel 2024 la Corte ha segnalato al legislatore la condizione delle persone non binarie. Informazioni utili sono su Infotrans.it.
— Teo e Sasha