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Vergogna fantasie sessuali: come capire se è normale

Una lettrice si vergogna di una fantasia ricorrente. Lola risponde con i dati: quasi tutte le fantasie sono comuni, e conta l’effetto, non il contenuto.
vergogna fantasie sessuali: la domanda di un lettore a Giochi per Grandi

Chiedilo a noi · risponde Lola

Ho una fantasia ricorrente ma mi vergogno a raccontarla anche a me stessa. Come faccio a capire se è normale?

— una lettrice, 38 anni

Il nodo vergogna fantasie sessuali è uno dei più comuni e meno raccontati che io conosca, e tu lo descrivi alla perfezione: un pensiero che torna, ti accende e un attimo dopo ti fa arrossire, anche se nella stanza non c’è nessuno. Prima di tutto, respira. Il fatto che tu te lo stia chiedendo dice già molto di te, e niente di preoccupante.

Io sono Lola e di fantasie, in questa redazione, ne leggo parecchie. Ti anticipo la conclusione, così leggi il resto più tranquilla: quasi certamente la tua fantasia è molto meno strana di quanto credi. È la prima cosa che ripeto a chiunque arrivi qui cercando «vergogna fantasie sessuali» alle due di notte. E soprattutto, una fantasia non è una confessione né un programma. È un film privato. Il regista sei tu, e il pubblico pure.

Vergogna fantasie sessuali: perché un pensiero ci fa sentire in colpa

La vergogna non nasce dalla fantasia. Nasce da quello che ci hanno insegnato sulla fantasia. Per molti di noi l’educazione al desiderio è stata fatta di silenzi, di battute, di qualche predica. Il messaggio implicito era: certe cose non si pensano, e se le pensi c’è qualcosa che non va.

Così, quando la mente ci propone una scena diversa da quella «ammessa», scatta l’allarme. Cosa dice di me? Sono una brutta persona? Vuol dire che in realtà voglio farlo? Il cortocircuito vergogna fantasie sessuali sta tutto qui: scambiamo un’immagine per un’intenzione.

C’è poi il confronto. Nei film, nelle serie, perfino nel porno, il desiderio è raccontato in poche versioni standard. Chi vive il conflitto vergogna fantasie sessuali spesso è convinta di essere l’unica al mondo a pensare certe cose, solo perché non le ha mai viste rappresentate. Ma l’assenza di racconti non è assenza di persone: è solo silenzio.

La ricerca dice il contrario. Una revisione del 2023 firmata da Justin Lehmiller, ricercatore del Kinsey Institute, conclude che ciò che fantastichiamo non coincide necessariamente con ciò che ci interessa o facciamo davvero. Una fantasia di sottomissione non è un desiderio di essere maltrattate. Una fantasia con una persona sconosciuta non è un progetto di tradimento. È immaginazione, e l’immaginazione ama esagerare.

Se ti è mai capitato di sognare di volare senza voler saltare dal balcone, sai già di cosa parlo. Ne avevamo parlato anche nella nostra guida all’educazione sessuale per adulti: nessuno ci ha spiegato che la mente erotica funziona per simboli, non per istruzioni.

Cosa dicono i dati: la tua fantasia è quasi certamente comune

Vuoi una risposta con i numeri? Eccola. Nel 2015 un gruppo di psicologi canadesi guidato da Christian Joyal ha chiesto a 1.516 adulti di valutare 55 fantasie sessuali diverse, dalle più romantiche alle più audaci. Lo studio, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, ha classificato ogni fantasia in base a quante persone la condividevano.

Il risultato ha sorpreso anche gli autori. Solo due fantasie su 55 sono risultate rare, nove insolite, trenta comuni per uno o entrambi i generi. Le fantasie di sottomissione e di dominazione erano comuni sia tra le donne sia tra gli uomini. La conclusione degli autori è una frase che vorrei appendere in redazione: prima di definire insolita una fantasia, guardiamo l’effetto che ha, non il contenuto.

Infografica contro la vergogna per le fantasie sessuali: su 55 fantasie solo 2 sono rare, 9 insolite, 30 comuni e 5 tipiche (vergogna fantasie sessuali, dati Joyal 2015)
Solo 2 fantasie su 55 risultano davvero rare: i dati dello studio di Joyal.

Tradotto per te: la probabilità che la tua fantasia ricorrente sia condivisa da molte altre persone è altissima. Il problema vergogna fantasie sessuali, insomma, è statisticamente molto più diffuso delle fantasie davvero rare.

E non è un caso isolato. Due anni dopo lo stesso gruppo ha intervistato 1.040 abitanti del Québec, scelti per rappresentare la popolazione generale: quasi metà del campione ha dichiarato interesse per almeno una pratica considerata «anomala» dai manuali. Altro che eccezione: lo schema vergogna fantasie sessuali riguarda persone del tutto ordinarie, che al mattino portano i figli a scuola e la sera guardano il telegiornale.

Il test che conta davvero: l’effetto, non il contenuto

Allora come capisci se è «normale»? Lascia perdere quella parola: in sessualità è scivolosa. Fatti invece tre domande più utili.

  1. Mi fa stare bene o male? Se la fantasia ti eccita e poi la lasci andare, è una risorsa. Se ti angoscia per giorni, merita attenzione.
  2. Resta un pensiero o mi spinge ad agire? Pensare non fa male a nessuno. Il confine è nel passare all’azione senza il consenso di altre persone.
  3. Ho scelta? Una fantasia che va e viene è normale. Un pensiero che occupa tutta la giornata e non riesci a fermare è un’altra cosa.

Quando chi mi scrive per un dubbio sul binomio vergogna fantasie sessuali si fa queste tre domande, quasi sempre le risposte sono rassicuranti: la fantasia piace, resta nella tua testa e non fa del male a nessuno. Se il tema che ti imbarazza è un oggetto, un tessuto o una parte del corpo, ti consiglio la nostra guida sul significato del fetish: scoprirai che ha un nome, una storia e tanta compagnia.

Vergogna fantasie sessuali: tre esercizi per fare pace

La vergogna si scioglie con la luce, non con la forza. Non devi convincerti che la fantasia è «giusta». Devi solo smettere di trattarla come un segreto di Stato. Ecco tre esercizi che propongo a chi mi scrive.

1. Scrivila, poi rileggila

Mettila nero su bianco, con calma, magari sul telefono in una nota protetta. Rileggerla il giorno dopo aiuta a vederla per quello che è: una storia, spesso molto meno scandalosa di come suonava nella tua testa. Il circolo vergogna fantasie sessuali si nutre del vago; le parole precise lo disinnescano.

2. Trova l’ingrediente

Chiediti cosa ti accende davvero: il potere, l’essere guardata, la sorpresa, il proibito, il sentirti desiderata? Spesso l’ingrediente è semplicissimo e si può gustare anche in versioni leggere, che non hanno niente della scena originale.

3. Decidi tu cosa farne

Puoi tenerla per te, per sempre. Puoi raccontarla al partner, quando e se ne avrai voglia. Puoi trasformarla in un gioco, con regole chiare e un consenso esplicito da entrambe le parti. Tutte e tre sono scelte legittime. Nessuna è obbligatoria.

Se un giorno sceglierai di raccontarla, parti dall’ingrediente e non dalla scena completa: «mi piace l’idea di essere guardata» è più facile da dire, e da ascoltare, di un copione dettagliato. Osserva la reazione, lascia spazio alle domande, accetta anche un «non fa per me». Pure questo fa parte del lavoro sul nodo vergogna fantasie sessuali: scoprire che si può parlare di desiderio senza che crolli il mondo.

Il sondaggio

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Se vuoi fare un passo in più senza esporti, prova a raccontarla in forma anonima nella pagina Le vostre fantasie: leggere quelle degli altri è il miglior antidoto alla sensazione di essere l’unica. E se ti va di esplorare idee e copioni, la rubrica Fantasie e giochi di ruolo è fatta apposta.

Ultima cosa: torna a scriverci quando vuoi su Chiedilo a noi. Una fantasia raccontata, anche solo a una redazione di sconosciuti affettuosi, pesa sempre meno di una fantasia nascosta. Il tema vergogna fantasie sessuali smette di essere un tabù proprio così: una lettera alla volta.

Domande frequenti

Vergogna fantasie sessuali: come superarla?

La vergogna per le fantasie sessuali si attenua dando loro un nome: scriverle, capire quale ingrediente ci accende e ricordare che pensare non equivale a desiderare di fare. Leggere le fantasie degli altri aiuta molto. Se il disagio è forte e non passa, parlarne con uno psicoterapeuta o un sessuologo è la strada migliore.

Avere fantasie di sottomissione è normale?

Sì. In uno studio del 2015 su 1.516 adulti pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, le fantasie di sottomissione e di dominazione sono risultate comuni sia tra le donne sia tra gli uomini. Una fantasia non è un desiderio di subire davvero qualcosa: è uno scenario mentale, che si può tenere per sé o esplorare con consenso.

— Lola

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